I bot fanno incetta di borse e i prezzi raddoppiano

Non è un fenomeno nuovo: i bot (robot) dei retail acquistano grandi volumi di un prodotto online e poi, sempre online, li rimettono in vendita a un prezzo maggiorato.

L’ultimo episodio in ordine di tempo è accaduto al luxury brand Telfar. In pochi secondi la nuova collezione di bag “Telfar mini” ha registrato il sold out. Poche ore dopo le borse erano in vendita in vari e-commerce al doppio del cartellino iniziale e lo store è stato chiuso. In risposta all’episodio il marchio ha pubblicato un post su Instagram: “Telfar è per le persone. Non per i robot”.

Anche se, successivamente, l’azienda ha sostenuto che l’accaduto è stato ingigantito e la maggior parte degli acquisti è stato realizzato da utenti veri, la questione dell’incidenza dei bot nel commercio elettronico resta aperta.

Secondo un rapporto elaborato da Imperva, nel 2019 il 18% delle vendite di e-commerce sono state eseguite da bot, ossia da programmi software specializzati che si occupano di comprare al posto degli umani, in maniera molto più rapida degli umani stessi.

Il fenomeno riguarda soprattutto le drop collection: collezioni in edizione limitata che, proprio per la scarsezza della disponibilità, fanno particolarmente gola a chi può aumentare il proprio margine di profitto col reselling.

Per proteggersi i brand hanno iniziato a utilizzare varie soluzioni. Si va dalle piattaforme in cui è impossibile testare i bot, come quella adottata da Nike per la sua app SNKRS, ai sistemi basati sulla blockchain per il tracciamento del prodotto, al monitoraggio degli indirizzi IP sino alle partnership con le piattaforme di reselling. Una strada, quest’ultima, forse più costosa ma sicuramente efficace.

Al momento lo store online di Telfar non è ancora tornato attivo.

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